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lunedì 9 gennaio 2017

Dal libro al film, tutte le uscite del 2017 in sala

 
Il 2017 sarà un anno ricco per gli amanti di letteratura e cinema. Il calendario delle uscite nelle sale del grande schermo è fitto di film tratti da grandi romanzi. Dunque, segnatevi queste date se non volete perdervi nemmeno un appuntamento (e approfittare di questi titoli per curiosare in libreria alla ricerca di spunti per leggere!).
A gennaio uscirà La legge della notte di e con Ben Affleck, tratto dall'omonimo romanzo di Dennis Lehane. Ormai il divo americano si sta sempre più affermando nel mondo della regia e, questa volta, porta in scena uno degli scrittori più apprezzati degli ultimi tempi. Tra i capolavori di Lehane ricordiamo Mystic River (del 2001, portato sul grande schermo da Clint Eastwood) e Shutter Island (del 2003, al cinema grazie a Martin Scorsese). La legge della notte racconta le vicende di un uomo che vive nell'epoca del proibizionismo e della sua scalata sociale da contrabbandiere di rum a gangster temuto.
Sempre a gennaio, è prevista l'uscita di Silence di Martin Scorsese con un film tratto dal romanzo omonimo del 1966 del giapponese Shūsaku Endō. I protagonisti della storia sono due gesuiti del 1600 che partono alla volta del Giappone sulle tracce di un loro confratello. Le opere di Endō sono profondamente influenzate dalla sua conversione al cristianesimo, avvenuto nel lontano 1923, dopo il terribile terremoto di Tokyo, quando egli aveva solo undici anni. Scorsese ha impiegato ben trent'anni per completare il progetto cinematografico, non solo a causa di ritardi tecnici, ma anche per questioni morali e religiose personali che lo legano ai temi del film, quale la conversione, la fede e la redenzione.
Per leggere l'articolo completo e scoprire tutte le altre uscite, cliccate qui, sulla rivista Libreriamo..

venerdì 11 novembre 2016

Indiana Jones, archeologo avventuriero. Dalla saga di Spielberg al mercato editoriale



Indiana Smith, questo il nome inizialmente pensato per l'archeologo del grande schermo famoso in tutto il mondo. Poi, George Lucas (l'autore) e Steven Spielberg (il regista) ci hanno ripensato e hanno deciso di battezzarlo Indiana Jones.
Tom Selleck, invece, l'attore scelto per la parte. Almeno, all'inizio. Selleck è vincolato dal contratto per la serie tv che sta girando, Magnum P.I., quindi non può recitare per altre produzioni. Si opta allora per l'emergente Harrison Ford, lo Ian Solo di Guerre Stellari, di cui Lucas è ideatore e regista.
Un uomo rude ma di bell'aspetto, eroe umano con alcuni difetti, cinico e disincantato quanto basta, colto professore poliglotta e avventuriero archeologo, cacciatore di reperti mitici. Cappello, frusta e tracolla sono gli accessori che lo indossa per sconfiggere il cattivo di turno. Il tutto condito con l'inconfondibile leitmotiv curato da John Williams. Gli ingredienti per una saga di successo ci sono tutti, tanto che a oggi siamo a quattro film: I predatori dell'arca perduta (1981), Indiana Jones e il tempio maledetto (1984), Indiana Jones e l'ultima crociata (1989) e Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (2008).
Vi dico già da subito che chi scrive è una purista della serie, che rimarrà nella mia mente una trilogia: associo difficilmente il quarto capitolo della saga ai primi tre episodi, perché da piccola sono cresciuta a “pane e Indiana Jones” e quindi per me Indiana non può invecchiare. Ho visto e rivisto una quindicina di volte circa ciascuno dei primi tre film, mentre il quarto solo due volte e non mi cattura come i suoi predecessori.
Per leggere l'intero articolo e scoprire altre curiosità sull'archeologo più famoso del grande schermo, cliccate qui, sulla rivista Libreriamo...

lunedì 4 aprile 2016

AMERICAN BEAUTY

di Sam Mendes
USA, 1999
con Kevin Spacey, Annette Bening, Thora Birch e Mena Suvari




Dieci riscritture della sceneggiatura e un minuzioso lavoro su personaggi, inquadrature, ambienti e musiche per cinquanta giorni di riprese. Ecco come è nato uno dei capolavori del cinema contemporaneo, American Beauty di Sam Mendes, il quale ha vinto l’Oscar come miglior regista.
Niente male, se si pensa che è stato il primo film che Mendes ha diretto come regista cinematografico, dopo numerosi anni trascorsi nel teatro.
Il progetto di American Beauty nasce dalla mente di Alan Ball, che nel 1997 scrive la sceneggiatura del film (per la quale vincerà l’Oscar come migliore sceneggiatura originale), i cui diritti vengono acquistati dalla DreamWorks di Steven Spielberg. Dopo diversi registi scartati, la sceneggiatura viene sottoposta a Sam Mendes, il quale ne è entusiasta e viene incoraggiato dallo stesso Spielberg a dirigerne il progetto.
Sicuramente Mendes ha compiuto un ottimo lavoro, realizzando un film divenuto cult, soprattutto per la famosissima scena in cui il protagonista, Lester Burnham, sogna l’amica della figlia adolescente, Angela, nuda sotto una pioggia di petali di rose rosse, della specie “American Beauty”.
Queste rose sono quelle che la moglie di Lester, Carolyn, coltiva nel loro perfetto giardino, nella loro perfetta e immacolata villetta. I due sono, insomma, la tipica quanto stereotipata famiglia borghese americana.
La voce fuori campo di Lester ci racconta della sua vita, che trascorre in un tranquillo sobborgo tra le pretese di una moglie petulante e frustrata che cerca di affermarsi nel settore dell’immobiliare, un lavoro d’ufficio per nulla appagante e una figlia adolescente, Jane, che si rifiuta di parlare con lui.
L’esistenza di Lester sembra volgere al peggio, quando una sera si manifesta ai suoi occhi l’immagine di una visione paradisiaca: Angela, un’amica della figlia sedicenne, in tenuta da cheerleader che sgambetta sul campo da gioco di una partita della scuola. La ragazza è l’esatto opposto di Jane: tanto Jane è solitaria, chiusa e intelligente, quanto Angela è superficiale e attenta solo all’apparenza.
L’uomo rimane ammutolito dinnanzi ad Angela, come un adolescente alla sua prima cotta. Sua figlia Jane se ne accorge subito, mentre Carolyn, sempre interessata solo a se stessa, non nota il cambiamento del marito.
Deciso a sedurre Angela, come se si fosse improvvisamente svegliato da un incubo, Lester capisce la banalità della sua vita, soggiogata dalla regole sociali e dalle aspettative che gli altri hanno su di lui. Darà così luogo a una serie di cambiamenti drastici: si licenzia per trovare un lavoro privo di responsabilità in un fast-food, si compra l’auto dei propri sogni, inizia a fare attività fisica in vista della conquista di Angela e inizia a fumare marijuana.
Lo spacciatore che rifornisce Lester è il suo giovane vicino di casa, Ricky, nonché nuovo fidanzato di sua figlia. Ricky è un ragazzo molto sensibile e solitario, che ama riprendere tutto con la sua videocamera. Suo padre, il colonnello Frank Fitts, è un uomo violento e repressivo che cerca di mantenere il controllo sul figlio. Ricky, tuttavia, è molto scaltro nel tenere nascosta la sua attività di pusher, che gli permette di comprare molte apparecchiature tecnologiche di cui ama circondarsi nella solitudine della sua stanza.
Nel frattempo, mentre la relazione tra Jane e Ricky diventa sempre più seria tanto che i due pianificano una fuga d’amore, Lester passa al piano d’attacco per sedurre finalmente Angela.
Il momento tanto sognato da Lester sta per diventare realtà: è riuscito a rimanere solo in casa con Angela che, dopo un litigio con Jane e Ricky, cerca conforto proprio nell’uomo, ben consapevole delle sue intenzioni. L’incontro tanto agognato non andrà esattamente come Lester immaginava da mesi, ma emergerà di lui un lato umano e sensibile che lo farà rivalutare nonostante la sua pessima idea di sedurre la sedicenne Angela.
In questa notte, che potrebbe essere come tante altre ma non lo sarà, ha inizio un crescendo di eventi ed emozioni che travolgono tutti i personaggi, che si ritroveranno tutti, chi per un motivo e chi per un altro, nella casa dei Burnham, segnandone per sempre il destino: un colpo di pistola e la fine di una vita.
La bravura interpretativa degli attori – basti citare Kevin Spacey – porta i personaggi a un livello eccellente di credibilità tale per cui lo spettatore si lascia coinvolgere nei loro litigi e nella loro vita al punto da schierarsi con l’uno piuttosto che con l’altro.
E, tuttavia, si deve molto anche al lavoro di Sam Mendes: le musiche, la fotografia, le inquadrature e gli ambienti contribuiscono a completare il quadro perfetto di questa imperfetta famiglia americana.
Il film tratta inoltre di numerose tematiche, quali la famiglia come trappola, la frustrazione della vita quotidiana, gli schemi sociali, l’apparenza, l’incomunicabilità nelle relazioni, l’egoismo e, soprattutto, la ricerca della bellezza. C’è chi coltiva la bellezza apparente, quella effimera ed esteriore (come Angela e Carolyn) e chi invece è alla ricerca della vera bellezza, quella che va oltre l’apparenza ed è negli occhi di guarda, magari attraverso una videocamera come fa Ricky, o rivalutando la propria esistenza, come ha fatto Lester.

sabato 8 agosto 2015

Sicilia, un viaggio tra gli scrittori e i registi che l'hanno raccontata



Ispirata dall’imminente viaggio che farò in Sicilia, per la rivista Libreriamo vi racconto di alcuni tra i più importanti scrittori e registi che hanno raccontato con le loro opere questa terra meravigliosa.
Ho riscoperto i romanzi di Giovanni Verga, Luigi Pirandello e Leonardo Sciascia, grandi autori siciliani che hanno segnato il panorama della letteratura italiana.
Ho rievocato registi quali Giuseppe Tornatore e Marco Tullio Giordana e i loro capolavori cinematografici: Baarìa, Nuovo Cinema Paradiso e I cento passi.
Ovviamente questi sono solo alcuni nomi di scrittori e artisti che ci hanno raccontato della Sicilia; ve ne sono sicuramente tantissimi altri e in questo spazio limitato vi parlo dei miei preferiti.
Per l’articolo completo cliccate qui