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lunedì 4 aprile 2016

AMERICAN BEAUTY

di Sam Mendes
USA, 1999
con Kevin Spacey, Annette Bening, Thora Birch e Mena Suvari




Dieci riscritture della sceneggiatura e un minuzioso lavoro su personaggi, inquadrature, ambienti e musiche per cinquanta giorni di riprese. Ecco come è nato uno dei capolavori del cinema contemporaneo, American Beauty di Sam Mendes, il quale ha vinto l’Oscar come miglior regista.
Niente male, se si pensa che è stato il primo film che Mendes ha diretto come regista cinematografico, dopo numerosi anni trascorsi nel teatro.
Il progetto di American Beauty nasce dalla mente di Alan Ball, che nel 1997 scrive la sceneggiatura del film (per la quale vincerà l’Oscar come migliore sceneggiatura originale), i cui diritti vengono acquistati dalla DreamWorks di Steven Spielberg. Dopo diversi registi scartati, la sceneggiatura viene sottoposta a Sam Mendes, il quale ne è entusiasta e viene incoraggiato dallo stesso Spielberg a dirigerne il progetto.
Sicuramente Mendes ha compiuto un ottimo lavoro, realizzando un film divenuto cult, soprattutto per la famosissima scena in cui il protagonista, Lester Burnham, sogna l’amica della figlia adolescente, Angela, nuda sotto una pioggia di petali di rose rosse, della specie “American Beauty”.
Queste rose sono quelle che la moglie di Lester, Carolyn, coltiva nel loro perfetto giardino, nella loro perfetta e immacolata villetta. I due sono, insomma, la tipica quanto stereotipata famiglia borghese americana.
La voce fuori campo di Lester ci racconta della sua vita, che trascorre in un tranquillo sobborgo tra le pretese di una moglie petulante e frustrata che cerca di affermarsi nel settore dell’immobiliare, un lavoro d’ufficio per nulla appagante e una figlia adolescente, Jane, che si rifiuta di parlare con lui.
L’esistenza di Lester sembra volgere al peggio, quando una sera si manifesta ai suoi occhi l’immagine di una visione paradisiaca: Angela, un’amica della figlia sedicenne, in tenuta da cheerleader che sgambetta sul campo da gioco di una partita della scuola. La ragazza è l’esatto opposto di Jane: tanto Jane è solitaria, chiusa e intelligente, quanto Angela è superficiale e attenta solo all’apparenza.
L’uomo rimane ammutolito dinnanzi ad Angela, come un adolescente alla sua prima cotta. Sua figlia Jane se ne accorge subito, mentre Carolyn, sempre interessata solo a se stessa, non nota il cambiamento del marito.
Deciso a sedurre Angela, come se si fosse improvvisamente svegliato da un incubo, Lester capisce la banalità della sua vita, soggiogata dalla regole sociali e dalle aspettative che gli altri hanno su di lui. Darà così luogo a una serie di cambiamenti drastici: si licenzia per trovare un lavoro privo di responsabilità in un fast-food, si compra l’auto dei propri sogni, inizia a fare attività fisica in vista della conquista di Angela e inizia a fumare marijuana.
Lo spacciatore che rifornisce Lester è il suo giovane vicino di casa, Ricky, nonché nuovo fidanzato di sua figlia. Ricky è un ragazzo molto sensibile e solitario, che ama riprendere tutto con la sua videocamera. Suo padre, il colonnello Frank Fitts, è un uomo violento e repressivo che cerca di mantenere il controllo sul figlio. Ricky, tuttavia, è molto scaltro nel tenere nascosta la sua attività di pusher, che gli permette di comprare molte apparecchiature tecnologiche di cui ama circondarsi nella solitudine della sua stanza.
Nel frattempo, mentre la relazione tra Jane e Ricky diventa sempre più seria tanto che i due pianificano una fuga d’amore, Lester passa al piano d’attacco per sedurre finalmente Angela.
Il momento tanto sognato da Lester sta per diventare realtà: è riuscito a rimanere solo in casa con Angela che, dopo un litigio con Jane e Ricky, cerca conforto proprio nell’uomo, ben consapevole delle sue intenzioni. L’incontro tanto agognato non andrà esattamente come Lester immaginava da mesi, ma emergerà di lui un lato umano e sensibile che lo farà rivalutare nonostante la sua pessima idea di sedurre la sedicenne Angela.
In questa notte, che potrebbe essere come tante altre ma non lo sarà, ha inizio un crescendo di eventi ed emozioni che travolgono tutti i personaggi, che si ritroveranno tutti, chi per un motivo e chi per un altro, nella casa dei Burnham, segnandone per sempre il destino: un colpo di pistola e la fine di una vita.
La bravura interpretativa degli attori – basti citare Kevin Spacey – porta i personaggi a un livello eccellente di credibilità tale per cui lo spettatore si lascia coinvolgere nei loro litigi e nella loro vita al punto da schierarsi con l’uno piuttosto che con l’altro.
E, tuttavia, si deve molto anche al lavoro di Sam Mendes: le musiche, la fotografia, le inquadrature e gli ambienti contribuiscono a completare il quadro perfetto di questa imperfetta famiglia americana.
Il film tratta inoltre di numerose tematiche, quali la famiglia come trappola, la frustrazione della vita quotidiana, gli schemi sociali, l’apparenza, l’incomunicabilità nelle relazioni, l’egoismo e, soprattutto, la ricerca della bellezza. C’è chi coltiva la bellezza apparente, quella effimera ed esteriore (come Angela e Carolyn) e chi invece è alla ricerca della vera bellezza, quella che va oltre l’apparenza ed è negli occhi di guarda, magari attraverso una videocamera come fa Ricky, o rivalutando la propria esistenza, come ha fatto Lester.

Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi, dal libro al film



Ho scoperto il romanzo Jack Frusciante è uscito dal gruppo (1994) di Enrico Brizzi quando ormai ero già ventenne. Scrivo “ormai” perché, a mio avviso, per calarsi appieno nelle vicende dei due protagonisti, Alex D. e Aidi, bisognerebbe leggerlo mentre si è adolescenti, proprio come loro due.
Quando lessi il libro frequentavo già l’università e mi ero lasciata alle spalle i difficili anni del liceo. Da giovane imbranata quale ero, per cinque anni avevo varcato ogni giorno la soglia dell’aula già sapendo che la giornata si sarebbe divisa tra interrogazioni da incubo, insegnanti-dittatori e compagne-arpie (riuscire a sopravvivere in una classe composta da una ventina di ragazze si è poi rivelato utile nella vita!).
Ammetto che fui attratta dal romanzo soprattutto per il richiamo di Frusciante (John, il chitarrista dei Red Hot Chili Peppers, che nel romanzo diventa Jack per motivi di copyright) nel titolo: all’epoca impazzivo letteralmente per questo gruppo, che proprio in quel periodo era tornato alla ribalta dopo una lunga assenza.
L’università mi aveva fatto scoprire nuovi orizzonti: la voglia di imparare, di viaggiare, di essere economicamente indipendente, di conoscere persone nuove, la curiosità di approfondire i miei gusti letterari e cinematografici e sconfinare senza limiti nella cultura. Avevo, insomma, ufficialmente superato la fase dell’adolescenza, ed ero una nuova persona. O, meglio, come direbbe Alex D., ero finalmente “uscita dal gruppo”: avevo abbandonato le stupide convenzioni che ti fanno sentire parte di un gruppo ma che, in realtà, ti tarpano le ali e ti impediscono di essere te stesso. È quello che cerca di fare anche Alex D., ragazzo bolognese di 17 anni. Se volere scoprire la sua storia, cliccate qui, sul mio articolo per la rivista Libreriamo..

domenica 13 dicembre 2015

Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino: dal romanzo di Christiane F. al film di Uli Edel


Ero adolescente quando ho letto il romanzo biografico Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino (1979) di Christiane F. E, come la maggior parte della critica e del pubblico, sono rimasta molto colpita dall’esperienza cruenta di tossicodipendenza narrata dalla protagonista, Christiane per l’appunto. Poco più che bambina, Christiane inzia infatti a fare uso di droghe sintetiche a dodici anni e a tredici anni risale la sua prima dose di eroina, la cui dipendenza la spingerà alla prostituzione per procurarsi la dose giornaliera.
Il romanzo nasce da un’intervista condotta da due giornalisti del settimanale tedesco Stel, che hanno intervistato Christiane nel 1978 in merito a un processo per adescamento e abuso di minori a carico di un uomo e nel quale la ragazza è coinvolta. Il racconto di Christiane viene pubblicato a puntate sulla rivista e l’anno successivo diventa un romanzo, con grande successo di pubblico. Viene anche trasposto al cinema, con omonimo titolo, nel 1981, diretto da Uli Edel.
Cliccando qui trovate l'articolo intero sulla storia di Christiane F. (che ho scritto per la rivista Libreriamo) e sulle notizie recenti che si hanno di lei.