Visualizzazione post con etichetta USA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta USA. Mostra tutti i post

martedì 11 maggio 2021

NOMADLAND

 


Chloé Zhao
USA 2020

Il mio ritorno in sala cinematografica dopo il lock down non poteva che essere inaugurato nel migliore dei modi: Nomadland racchiude tutto quello che mi piace in un film, a cominciare dalla straordinaria interpretazione dell'attrice protagonista, Frances McDormand, fino ai paesaggi solitari dell'America di oggi.
I film sono la mia passione e andare al cinema a vederli è per me un'esperienza totalizzante, un vero e proprio momento irrinunciabile per godere appieno del lavoro di un regista. Quando poi, condividi questo piccolo piacere della vita con la persona amata, andare al cinema diventa quasi un rituale: le luci si abbassano, ci si augura a vicenda una buona visione, magari sgranocchiando M&M, e si conservano i biglietti dei film preferiti per usarli come segnalibri.
Il film non ha una trama vera e propria: seguiamo semplicemente la protagonista, Fern (Frances McDormand) per un anno della sua vita itinerante, che inizia nel periodo delle festività natalizie con un lavoro stagionale presso la sede centrale di Amazon. La donna, come preferisce lei stessa definirsi, è una “senzacasa” (non una “senzatetto”, precisa) che vive in un furgoncino convertito ad abitazione, spostandosi di luogo in luogo, in base ai lavori stagionali che riesce a trovare in giro per gli Stati Uniti.
Fern è da poco vedova e proviene da una piccola comunità del Nevada, Empire, dove la gente è rimasta senza lavoro per la crisi economica del 2008. Dicembre porta con sé un picco di ordini on line, per cui Fern, come tante altre persone disoccupate e senza una casa, trova impiego temporaneo alla multinazionale americana, e alloggia nel suo furgone nelle piazzole di sosta messe a disposizione dall'azienda per i suoi dipendenti che non possono permettersi un'abitazione. Freddo, solitudine e scomodità si percepiscono con maggiore eco immersi nel contesto asettico e piegato alla produzione senza sosta del colosso delle vendite on line. Non servono parole o dialoghi, di cui il film in generale è scarno, per criticare il sistema di disuguaglianza in cui viviamo: a parlare sono le immagine e la condizione dell'esistenza del popolo di invisibili e silenziosi.
La donna, terminato il contratto con Amazon, vaga in cerca di altri impieghi, e viene a conoscenza del raduno di nomadi a La Paz County, nel deserto dell'Arizona. Questo singolare insediamento in mezzo al nulla è organizzato da Bob Wells (figura che esiste veramente nella realtà), uno stravagante guru della vita minimalista e nomade.
Qui Fern, seppure solitaria e indipendente, viene in contatto con gente simile a lei. Conosce persone che abbracciano la vita nomade per scelta e chi, nella maggior parte dei casi, per necessità.
A poco a poco si apre anche con Swankie, un'anziana donna che le insegna i trucchi per sopravvivere nella natura arida del deserto, senza comodità, e come organizzarsi al meglio per prevenire ogni sorta di imprevisto.
Fern è forte e temprata come i tanti cactus che la circondano nel deserto: sopravvive alle condizioni più estreme e disperate, anche quando, terminato il raduno, si rimette in viaggio alla ricerca di nuovi impieghi temporanei.
In questo lungo anno di spostamenti, dal Nebraska al Sud Dakota, Fern avrà anche modo di tornare, seppur per pochissimo, a contatto con la vita “normale” di chi ha un tetto sulla testa: prima in California, dalla sorella, alla quale chiederà un prestito per riparare un guasto al van, e successivamente dalla famiglia di Dave, un uomo nomade conosciuto lavorando in una tavola calda e che ha deciso di fermarsi in pianta stabile dal figlio. Fern, tuttavia, non si farà lusingare dalle comodità offerte dai suoi cari e non abbandona il suo van.
Fern è irrequieta, a tratti malinconica, eppure è tenace e propositiva di fronte a quello che la vita le riserva.
Il ciclo si chiude, inclemente, con il ritorno al lavoro stagionale da Amazon, pronta a lucrare sulle richieste natalizie degli utenti di tutto il mondo.
Nomadland ha vinto innumerevoli premi – un Leone D'Oro, due Golden Globe e tre Oscar – ed è certamente un film che consiglio, seppure non sia per niente di facile visione: introspettivo, silenzioso e meditativo, il film richiede un approccio empatico che predisponga il nostro animo a cogliere la bellezza di un fiore colto nel deserto.

venerdì 1 febbraio 2019

LA MACCHIA UMANA







di Philip Roth
2000

Da tempo speravo di avere l'occasione per leggere finalmente un romanzo di Roth. Sommersa dai libri sugli scaffali della mia libreria e che aspettano di essere letti, insieme a quelli segnati sulla mia “lista dei desideri”, avevo momentaneamente accantonato la speranza.
Ma ecco che La macchia umana mi arriva tra le mani direttamente dal gruppo di lettura che seguo nella biblioteca della mia città. Vi assicuro che quando a ogni incontro viene svelato il romanzo per la volta successiva è sempre una festa, ma se capitano un autore o un'opera sulla famosa “lista” la gioia è ancora maggiore.
Philip Roth è riconosciuto come uno dei maggiori scrittori contemporanei, un acuto indagatore della realtà umana, nonché grande critico della società americana. Ne La macchia umana Roth concentra la sua vena accusatoria, realizzando un romanzo-bomba pronto a esplodere. La storia del protagonista, Coleman Silk, mostra i limiti del genere umano e le fragilità di un popolo falsamente perbenista.
Non a caso, infatti, le vicende sono ambientate nel 1998, anno del Sexgate, lo scandalo sessuale che travolse l'allora presidente Clinton e la giovane stagista della Casa Bianca, Monica Lewinsky.
Il vecchio Silk è una personalità di spicco nel mondo accademico di Athena, cittadina del New England, nella quale è preside di facoltà presso la locale università e in cui vive con la moglie. L'uomo è un forte punto di riferimento per studenti e colleghi, eppure si rende colpevole di un involontario atto che si trasforma subito in accusa di razzismo. A fomentare l'accaduto interviene la giovane collega, Delphine Roux, che ne approfitta per montare un caso senza precedenti e che obbligherà Coleman ad abbandonare l'insegnamento. Come se non bastasse, poco tempo dopo, sua moglie muore.
Coleman, deciso a riabilitare la propria reputazione, chiede aiuto a uno scrittore, Nathan Zuckerman (al quale è affidata la narrazione) per scrivere un libro in cui raccontare la sua verità. Coleman infatti nasconde da sempre un grosso segreto, che riguarda il suo retaggio e che lo scagionerebbe da ogni accusa di razzismo.
Tra Nathan e Coleman inizia a instaurarsi un rapporto di amicizia, eppure l'anziano preside non riesce a darsi pace per la morte della moglie e le false accuse. Egli tenta di alleviare la sofferenza cercando conforto tra le braccia di Faunia, una ragazza analfabeta che è addetta alle pulizie all'università e con gravi trascorsi di violenze domestiche e sessuali, perpetrate prima dal patrigno e poi dall'ex marito, Les Farley.
Con lui Faunia aveva creato una famiglia, distrutta poi tragicamente in un incendio. Les, uomo violento e reduce del Vietnam, non ha mai perdonato la moglie, incolpandola della morte dei loro figli.
Non tutti sembrano d'accordo sulla relazione tra Coleman e Faunia. Delphine Roux, che non condivide la grande differenza di età tra i due amanti e la loro diversa estrazione sociale, ne è disgustata ed è decisa a punire, in nome di chissà quale distorto principio femminista, l'ex preside. Anche Les Farley, sofferente di disturbi post traumatici da guerra, è deciso a convogliare tutta la sua folle rabbia sulla coppia, fino al tragico epilogo.
In realtà, quasi da metà romanzo si può intuire quale sorte toccherà a Coleman, eppure la costruzione dell'intreccio eseguita da Roth è magistrale: semina nel testo indizi e rivelazioni senza darne subito una spiegazione; avendo già intuito cosa accadrà, il lettore diventa così avido e, pagina dopo pagina in un climax di tensione, vuole arrivare al fatto compiuto e saperne i dettagli.
La costruzione dei personaggi è molto articolata e l'autore analizza l'animo di ciascuno di essi, ricostruendone le vicende personali del passato che li hanno resi ciò che sono. Si può così affermare che, sebbene il protagonista sia Coleman Silk, a più riprese nei vari capitoli, lo sono anche un po' tutti gli altri personaggi.
Attraverso di loro, Philip Roth realizza un quadro chiaro e realistico della società americana, sgonfiando il mitico “sogno americano”, per svelare una realtà fatta di razzismo, ipocrisia, solitudine, conformismo, arrivismo accademico e strascichi psichici dei soldati lasciati dalle “gloriose” guerre combattute per portate la democrazia. In sintesi, il falso moralismo, quello dell'America in cui “si fa ma non si dice” (e stupido Clinton a essersi fatto beccare, doveva stare più attento).
Come spiega Faunia – che non è sciocca come tutti credono – la macchia umana è insita in ciascuno di noi, è qualcosa che ci contagia stando a contatto con i nostri simili e che trasmettiamo al prossimo. La macchia si propaga e contamina la natura e la bellezza primitiva del mondo, finché esse saranno distrutte completamente.
Consiglio vivamente la lettura di questo romanzo. Pagina dopo pagina si impara a conoscere a fondo ogni personaggio, anche se permane il dubbio su chi di loro si possa salvare veramente.

giovedì 5 aprile 2018

RABBIA A NEW ORLEANS


di James Lee Burke
1994

Se amate quella che io definisco “americanitudine” – ovvero, qualsiasi cosa in stile americano che vi faccia sognare un viaggio negli States – Rabbia a New Orleans è il romanzo che fa per voi.
Uno dei miei desideri è quello di fare un viaggio in quella che nella mia testa è l'America più tradizionale e dai paesaggi mozzafiato che si vede nei film e si legge nei libri. Se proprio devo sognare in grande, vorrei partire dal Tennessee e attraversare gli Stati dell'Alabama, del Mississippi e della Louisiana, fino al Texas.
Nel frattempo, mi accontento di immaginare New Orleans e Baton Rouge leggendo le pagine di James Lee Burke. Lo scrittore texano è un maestro dei generi thriller e poliziesco e la sua notorietà letteraria ebbe inizio negli anni Ottanta grazie al personaggio dell'ispettore Dave Robicheaux, attorno al quale ha scritto ben ventuno romanzi (e qui esulto perché questo significa avere a disposizione molti libri della serie da leggere!).
Il successo di Robicheaux è talmente eclatante che sul sito ufficiale di Lee Burke è presente una sezione di merchandising di magliette, cappellini e oggettistica varia dedicata a questo personaggio. E pensare che, agli inizi della sua carriera, molte case editrici avevano rifiutato le opere di Lee Burke.
In Rabbia a New Orleans (il settimo della saga Robicheaux) troviamo il protagonista che vive serenamente a Baton Rouge con la moglie Bootsie e la figlia Alafair e gestisce un negozio di attrezzature da pesca per turisti, insieme a Batist. Robicheaux – si deduce dai suoi ricordi – ha ormai superato il suo problema con l'alcol.
Circondato dall'affetto dei cari e dai magnifici paesaggi del bayou (ovvero l'insieme di paludi, canali e foreste di palme e cipressi che si snodano lungo il fiume Mississippi), pare che Robicheaux abbia una vita finalmente libera dalle ombre del suo passato di poliziotto. Pare, perché le torbide acque del Mississippi, fiume così caro a Dave Robicheaux, nascondono un mistero che risale alla Seconda Guerra Mondiale. Depositato sul fondo del fiume c'è infatti un sommergibile nazista, giunto fin lì dalla Germania di Hitler. Si scopre così che all'epoca i tedeschi riuscivano ad arrivare oltre oceano e, posizionandosi nel Golfo del Messico, bombardavano le navi e le petroliere americane provenienti dalla foce del Mississippi.
Uno dei pochi ad aver avvistato il sommergibile durante un'immersione fatta in gioventù è proprio Robicheax. Il reperto storico si sposta in continuazione spinto dalle maree del golfo e la difficoltà di rintracciarlo ne alimenta la leggenda.
L'ex poliziotto viene ingaggiato da un pezzo grosso di New Orleans per mettersi sulle tracce del sommergibile e Robicheaux accetta l'incarico. Tuttavia, se ne pentirà presto: senza esserne consapevole, calpesterà i piedi alle persone sbagliate. In un intrigo di personaggi poco raccomandabili, mafiosi, drogati, neonazisti e poliziotti corrotti che pullulano nei sobborghi della capitale del jazz, Dave Robicheax rischia di mettere a repentaglio non solo la sua vita, ma anche la salute mentale della moglie. Lo psicopatico nazista Buchalter gli dichiara guerra e farà di tutto per rendergli l'esistenza un incubo, importunando anche Bootsie. A tutto ciò si aggiungono anche misteriosi omicidi dei quali viene sospettato il fidato Batist.
Insomma, per Dave Robicheax è tempo di rimettersi in gioco e tornare a indagare: non solo dovrà scagionare l'amico e catturare il folle Buchalter, ma dovrà anche lottare con antichi tormenti per non sprofondare nelle vecchie abitudini.
James Lee Burke trascina il lettore in una storia coinvolgente, in cui ci si affeziona al protagonista e con il quale si condividono gli ambienti, gli odori, i colori e i suoni, grazie alla dovizia di particolari con cui i luoghi sono descritti. Insomma, si ha l'impressione di trovarsi sulla riva del Mississippi o per le strade chiassose di New Orleans.
E nel frattempo, sognando il mio viaggio in quei posti, continuerò sicuramente a leggere gli altri romanzi della saga di Robicheaux.



mercoledì 19 luglio 2017

PASTO NUDO

di William S. Burroughs
1959

Quello che ho appena chiuso è uno dei libri più impegnativi che abbia mai letto. Pasto nudo entra di diritto nella mia lista personale di libri “difficili” e al tempo stesso unici e toccanti, facendo compagnia ad Arancia meccanica (1962) di Anthony Burgess, Paura e disgusto a Las Vegas (1971) di Huter S. Thompson, L'innocenza delle caramelle (1954) di Tennessee Williams e Sulla strada (1951) di Jack Kerouac.
E proprio Kerouac avrebbe convinto l'amico Burroughs a pubblicare l'opera, che nasce come un insieme di pensieri deliranti messi nero su bianco. Si dice che Kerouac abbia trovato Burroughs a terra, ricoperto di fogli, in stato di delirio e, una volta lette tutte le pagine, lo abbia convinto a pubblicarle in forma di romanzo.
Nasce così Pasto nudo, un'opera che ha reso immortale Burroughs non solo tra gli autori della cerchia della Beat Generation (che lo hanno eletto a loro padre spirituale) ma anche nell'intera letteratura.
Burroughs, in un post scriptum, spiega il significato del titolo: «Pasto NUDO – l'istante, raggelato, in cui si vede quello che c'è sulla punta della forchetta». Il titolo è stato scelto da Kerouac.
Tra gli amici legati alla Beat Generation, spicca soprattutto Allen Ginsberg, con il quale Burroughs ebbe una relazione. Nonostante la sua aperta omosessualità, l'autore si sposa due volte e ha un figlio. Si sposa una prima volta per fare ottenere un visto a un'amica e una seconda volta con una donna con la quale ha in comune la tossicodipendenza.
Quella di Burroughs non è stata una vita facile: viene allontanato dalla famiglia (che lo ha comunque sempre mantenuto); è costretto a vivere nei tuguri delle grandi città americane in preda al delirio da astinenza per la maggior parte del tempo, senza lavarsi anche per molti mesi di fila e vivendo in una dimensione temporale scandita solo dalla ricerca della prossima dose.
Credo che sia importante soffermarsi sulla condizione di vita di questo scrittore per cercare di capire, per quanto possibile, Pasto Nudo. Il romanzo è infatti un delirio totale in cui l'autore esprime le immagini confuse che popolano la sua mente di tossico. È molto difficile, a tratti frustrante, leggere queste pagine senza capirne totalmente quello che Burroughs racconta. Si è costretti a tornare indietro a rileggere alcuni passi, poiché si è sicuri che ci sia un certo personaggio che compie determinate azioni e poi, all'improvviso, ci si ritrova, senza sapere come, in un'altra situazione.
Come se non bastasse, a dare del filo da torcere anche al lettore più attento c'è anche la tecnica di scrittura definita cut-up: il testo scritto – già di suo delirante – viene fisicamente tagliato e le singole parti vengono quindi mischiate e rimesse insieme in ordine sparso. Il risultato è un testo dalla forma sconnessa e senza logica.
L'impenetrabilità di Burroughs non deve però scoraggiare. Le parole sono poesia e, nonostante si racconti di droga, astinenza, sofferenza e vita di strada, il linguaggio con cui l'autore scrive è così aulico che si scontra con la “bassezza” dei temi trattati. 
Nei momenti di massimo delirio Burroughs racconta di due stati immaginari, Anexia e Terra Libera, in cui la popolazione vive nel degrado in tanti appartamenti-tuguri in cui ricevono visite improvvise dalle autorità e delle forze dell'ordine. La gente vive sotto controllo e sotto stretta osservazione da parte delle forze sociali, controllate da ministeri autoritari, come una sorta di 1984 alla George Orwell. Ma, forse, questo non è il delirio di un tossico, quanto piuttosto una forte critica che l'autore muove alla società americana.
In numerosi punti del romanzo, stupisce molto come al delirio puro si alternino fasi di descrizione lucida per spiegare al lettore le varie tipologie di droghe e gli effetti che hanno sul fisico e sugli organi del corpo. Burroughs, che si è praticamente fumato, sniffato e iniettato qualsiasi tipo di droga e sostanza chimica, spiega, in una lunga nota, anche tutti i tipi di cure che nei decenni ha provato per disintossicarsi.
William Burroughs ha lasciato il segno nella letteratura mondiale, diventando un punto di riferimento, non solo per gli autori a lui contemporanei della Beat Generation, ma anche per quelli successivi. Ha inoltre partecipato come comparsa in un videoclip degli U2 e in alcuni film, come Drugstore Cowboy (1989) di Gus Van Sant (film che ho visto di recente e in cui, ammetto, ho guardato a Burroughs con una sorta di reverenza quando, nella parte finale del film, appare nei panni di un vecchio prete tossicodipendente – ma tu sai che dietro quel nonnino gracile e ingobbito si cela la mente di un folle che ha segnato un'epoca della storia della letteratura).


martedì 30 agosto 2016

22/11/'63


di Stephen King
2011

22/11/'63, la data della morte del 35° presidente americano, John Fitzgerald Kennedy.
22/11/'63, a mio avviso, uno dei migliori romanzi di Stephen King.
Il più controverso presidente della storia e il re del brivido letterario si incontrano in un volume di 767 pagine che, nonostante la mole, si leggono tutte d'un fiato.
22/11/'63 è senza dubbio un grande romanzo di fantascienza – il protagonista cerca di impedire l'assassinio di Kennedy attraverso un varco temporale che lo riporta alla fine degli anni Cinquanta – ma è anche, per molti critici, un romanzi storico, data la dovizia dei dettagli della vita negli Stati Uniti degli anni Cinquanta e Sessanta.
Personalmente, mi immagino Stephen King che sguinzaglia i suoi aiutanti per biblioteche e archivi storici alla ricerca di tutte le informazioni sullo stile di vita e la mentalità dell'epoca. I più critici ritengono addirittura che King non sia nemmeno l'autore materiale dei suoi ultimi libri, che farebbe scrivere da ghostwriter, per apporvi solo alla fine la sua redditizia firma.
Questo, ovviamente, non ci è dato sapere. Quello di cui sono sicura è che 22/11/'63 è un'immensa mole di lavoro, che è stata perfettamente gestita e dove ogni elemento trova il proprio posto: l'anima dei personaggi è indagata nel profondo, gli eventi e le storie si intrecciano in modo impeccabile e coerente, i colpi di scena non mancano e la curiosità di sapere cosa succederà al protagonista è sempre alta.
Finita la lettura mi è parso di dover dare l'addio al protagonista, Jake Epping, come se fosse una persona reale alla quale mi ero affezionata.
Jake è un insegnate che vive nel Maine, a Lisbons Fall, ed è appena stato abbandonato dalla moglie. L'uomo, per arrotondare lo stipendio, tiene dei corsi serali per adulti. Mentre corregge il tema di Harry Dunning, il bidello claudicante della scuola, Jake viene a conoscenza della sua tragica storia. Nella notte di Halloween del 1958 Dunning, all'epoca bambino, sopravvive alla furia omicida del padre alcolizzato che uccise l'intera famiglia con un martello. Questa storia colpisce profondamente Jake.
Nel frattempo l'anno scolastico giunge al termine e Jake si ritrova, solitario e depresso, a mangiare come d'abitudine alla tavola calda di Al Tempelton. L'uomo, all'improvviso, gli rivela un segreto che darà una svolta alla sua vita: nel retro del locale c'è un varco temporale che porta al 9 settembre del 1958. Al Tempelton gli spiega inoltre che è sua intenzione sfruttare questo varco per cambiare il corso della storia e impedire l'assassinio del presidente Kennedy al fine di evitare la guerra del Vietnam e la morte di tantissimi soldati.
Jake ha modo di appurare che Al non mente, provando a varcare di persona la soglia temporale e trovandosi effettivamente nel 1958. Al racconta all'insegnate tutti i dettagli che è riuscito a scoprire sul funzionamento del varco durante i suoi ripetuti viaggi nel passato: ogni volta che si fa ritorno al 1958, le modifiche fatte in precedenza agli eventi si annullano e la storia si “resetta”. Al scopre inoltre che il passato è restio a essere cambiato, come se fosse governato da una forza animata che oppone resistenza ai cambiamenti e a chi cerca di provocarli.
Al rivela a Jake di essere gravemente malato e cerca quindi di convincere l'insegnate a compiere il salvataggio di Kennedy al suo posto. Jake, scettico sulla possibilità di riuscita dell'impresa, decide di pensarci. Nel frattempo, vuole testare il varco temporale e tornare indietro nel tempo per sventare la strage della famiglia del bidello Dunning. Giunto nel 1958, Jake assume una nuova identità: sarà George Amberson, scrittore in cerca di tranquillità per scrivere il suo romanzo.
Si stabilizza così nella cittadina natale di Dunning, Derry, in attesa che giunga la notte del 31 ottobre. Durante questo periodo Jake/George faticherà molto a integrarsi nella comunità, a causa del clima di tensione e sospetto nei confronti dei forestieri. La cittadina è infatti succube di un misterioso killer di bambini. Si tratta di It, il clown assassino protagonista dell'omonimo romanzo di King del 1986, che non viene però menzionato direttamente dal narratore.
Jake/George riesce a sventare in extremis la strage dei Dunning e a salvare l'intera famiglia. Fatto ritorno al 2011 scopre però che Harry Dunning è morto successivamente nella guerra del Vietnam.
La situazione per Jake si complica quando Al si suicida per indurlo a compiere la missione di salvare JFK. Jake si vede così costretto a ritornare al 1958 e ri-salvare Dunning e restare nel passato fino al 1963 per impedire la morte di Kennedy, evitando così la guerra del Vietnam e la morte di Dunning.
Ritorna quindi nel 1958 e ricomincia la vita di scrittore a Derry. Questa volta sventerà facilmente la strage dei Dunnig e partirà subito alla volta di Dallas, in Texas, in attesa del giorno fatidico, il 22 novembre 1963. Resterà tuttavia ben poco in città. Jake/George avverte un'oscura presenza che permea Dallas e decide così di trasferirsi in una piccola cittadina, Jodie.
Tra il '58 e il '63 Jake vivrà una doppia vita: insegnate e scrittore di giorno, investigatore improvvisato di notte. Si dividerà tra una bella casa in una comunità dove è amato da tutti e un appartamento fatiscente in periferia, dal quale potrà seguire le mosse di Lee Harvey Oswald, l'assassino di JFK.
Le indagini di Jake/George lo condurranno a conoscere ogni dettaglio della turbolenta vita di Oswald – personaggio realmente esistito e ritenuto unico responsabile della morte di Kennedy – un fanatico comunista e uomo violento. Quando non è alle prese con le indagini, Jake/George vive la sua nuova vita in stile anni Sessanta, facendo non poca fatica ad adattarsi alle abitudini di quell'epoca. Una volta entrato nel pieno spirito di quegli anni, l'uomo trova anche l'amore.
Sadie, la nuova bibliotecaria della scuola, conquista Jake/George con la sua spontaneità e i due iniziano una relazione. La loro storia d'amore è così profonda che l'uomo decide che, dopo la sua missione del 22 novembre, resterà negli anni Sessanta per sposare Sadie, senza fare più ritorno al 2011.
Tuttavia, Jake/George era stato avvertito da Al: il passato non vuole essere cambiato e oppone resistenza. Il 22 novembre 1963 è alle porte e, dopo una serie di peripezie e colpi di scena, arriva per Jake/George il momento di cambiare il corso della storia.
La missione avrà esito positivo, ma questo costerà una tragica perdita per l'uomo che, dopo il salvataggio di JFK, diventa un eroe nazionale.
Messo in fuga dai servizi segreti, che lo ritengono una spia sovietica, Jake è costretto a tornare al 2011. Scoprirà che la sua azione ha avuto conseguenze catastrofiche per l'America e il mondo intero, che versa in uno stato selvaggio e anarchico a causa di disastri ambientali e bombe atomiche.
All'uomo non resta che prendere una decisione: salvare l'intera umanità o tornare dalla sua amata Sadie?
Stephen King sfrutta una trama avvincente e ricca di suspence per trattare in maniera critica la cultura americana dei primi anni Sessanta, caratterizzata da razzismo, segregazionismo, bigottismo, tabù sessuali, fobia per il comunismo e isteria collettiva per le testate nucleari.
Finzione e realtà storica si fondono in maniera perfetta per raccontare le ansie e le fobie di un'America che oggi, forse, non è poi così diversa da quella degli anni Sessanta.