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mercoledì 29 maggio 2019

IL RICHIAMO DELLA FORESTA



di Jack London
1903

Sono sempre più convinta che frequentare un gruppo di lettura sia estremamente stimolante.
È vero, comodini e scaffali di casa sono già invasi da cataste di libri in attesa di essere letti, ma una volta al mese è anche interessante uscire dai propri schemi e preferenze di genere, per dedicarsi a quei piccoli ma grandi tesori che la letteratura – soprattutto del passato – ci ha regalato e che magari ancora non abbiamo scoperto.
E così, puoi scoprire che un romanzo tanto noto, quanto personalmente ignorato, è bellissimo e ti maledici un po' per non averlo letto prima.
Sto parlando de Il richiamo della foresta di Jack London.
Il romanzo narra delle vicende e della sorprendente trasformazione di Buck, giovane esemplare di incrocio tra San Bernardo e Pastore Scozzese, che assomiglia a un gigantesco lupo. Buck vive nell'assolata California, nella fattoria del giudice Miller. Tra tutti i cani che vi abitano, Buck è il preferito e si muove indisturbato in ogni angolo della magione, scorrazzando libero, ma consapevole di avere un rifugio, coccole e un pasto caldo che lo aspettano ogni giorno.
Siamo nel 1897 e impazza la corsa all'oro nel Klondike, una remota e inospitale regione del Canada Nord Occidentale in cui gente da ogni parte del mondo si riversa per conquistarsi l'agognato metallo prezioso. Indispensabile per ogni cercatore d'oro è avere una muta di cani da slitta, unico mezzo all'epoca disponibile per percorrere le distese di ghiacciai.
Il giardiniere del giudice Miller rapisce Buck e lo vende a un trafficante di cani che, a sua volta, lo rivende a un temibile addestratore, ribattezzato “l'uomo dal maglione rosso”. Buck è costretto a subire ogni tipo di maltrattamento e violenza, ma la sua tempra gli permette di resistere alle angherie e di mostrare tutta la sua forza.
Non solo il rapporto con gli umani è terribile. Non vi è pace nemmeno tra il gruppo di cani da slitta cui Buck entra a far parte durante l'addestramento: il più forte sopravvive, il più debole muore. Il duro addestramento deve preparare la muta a resistere alle condizioni di vita più estreme.
Buck riesce ad affermarsi nel branco e a diventare il cane in testa alla slitta, un posto riservato solo al più forte.
Dopo essere passato per diversi padroni in cerca di oro, Buck passa a John Thornton, anch'egli in cerca di fortuna ma, diversamente da tutti gli uomini incontrati fino a ora, con un lato umano. Tra il cane e Thornton si instaura da subito un legame fortissimo di lealtà e affetto, tanto che Buck salverà la vita al padrone in diverse occasioni, dimostrandosi fedele e pronto a sacrificarsi.
In viaggio verso una miniera d'oro abbandonata, Buck sembra avere finalmente trovato il giusto equilibrio: una vita all'aria aperta, a contatto con la natura, ma al fianco di un padrone che lo ama e dal quale far sempre ritorno a fine giornata.
In realtà, qualcosa si muove in Buck: l'attuale condizione non è un punto di arrivo, ma uno snodo verso un'ulteriore evoluzione. Buck, a contatto con la foresta che ogni giorno esplora sempre più a fondo, inizia a sentire un richiamo, dapprima lontano e indistinto, che si fa velocemente più chiaro e nitido.
Il cane capisce che è inevitabilmente attratto dagli spazi più reconditi e oscuri della macchia verde, nella quale si spinge sempre più a fondo, allontanandosi per giorni interi dall'accampamento di Thornton. Qui, l'istinto primordiale di Buck si amplifica fino all'apice con l'uccisione di un gigantesco alce.
Di ritorno all'accampamento, Buck scopre che il padrone è stato brutalmente ucciso dai nativi americani. Ecco il punto di rottura con qualsiasi legame con l'uomo: accecato dalla sete di vendetta, Buck stanerà gli assassini di Thornton e scaglierà contro di loro tutta la sua furia omicida, fuggendo poi nella foresta.
Inizia così la leggenda del temibile lupo che domina la vallata, imbattibile e libero.
Appena terminata la lettura, ho provato dispiacere per il destino di Buck, privato dell'amore di Thornton e di una vita in perfetto equilibrio, tra natura e addomesticamento. Poi però, dopo averne ampiamente discusso con il gruppo di lettura, ci ho ripensato: il finale è quello giusto per il protagonista. L'istinto primordiale stimolato dalla foresta va assecondato, poiché risiede nella natura stessa di Buck e non deve essere represso.
Tolto dal suo contesto nativo di agio e comodità dal giudice Miller e trovatosi nella natura più selvaggia ed estrema, Buck si è abilmente – e non senza difficoltà – adattato alle circostanze, dimostrando il suo valore, consapevole che non si può tornare indietro e riavere la vita di prima alla fattoria. E di questo, deve esserne consapevole, seppure a malincuore, anche il lettore.

lunedì 29 gennaio 2018

NAPOLI VELATA

di Ferzan Özpetek
2017

Siete pronti a tuffarvi in un tour nella Napoli barocca e misteriosa, alla scoperta di tradizioni e folklore centenari? Napoli velata, l'ultimo film di Ferzan Özpetek, non è infatti solo un thriller, ma un inno alla storia della città partenopea, che oggi conosciamo – purtroppo – principalmente per fatti di cronaca nera, ma che è depositaria di secoli di arte, storia, scienza e antiche usanze.
Napoli diventa un set a cielo aperto e lo spettatore viene condotto da Adriana, la protagonista interpretata da Giovanna Mezzogiorno, tra le intricate viuzze caratterizzate dai fili di bucato appesi da un'abitazione all'altra e la metropolitana, emblema della modernità e caratterizza da opere d'arte contemporanee di architetti, scultori e artisti e riconosciuta come la più bella del mondo (e ve lo posso confermare, avendola vista di persona!).
Incontriamo Adriana alla rappresentazione del “parto dei femminielli”, una messa in scena del parto interpretata appunto dai “femminielli”, storiche figure maschili effeminate che risalgono alla Napoli del Cinquecento. Qui Adriana, donna austera che esercita come medico legale in obitorio, viene sedotta da un giovane misterioso, Andrea.
Travolti da una passione repentina, i due passano la notte insieme e lui le dà appuntamento al museo archeologico per l'indomani. Pur trattandosi delle prime scene, si intuisce che questo incontro inaspettato ha dato una svolta alla vita di Adriana, donna sola e completamente dedita al lavoro.
Adriana si presenta al museo, girovagando per la sala conosciuta come la “stanza segreta” (o anche “gabinetto segreto”), colma di reperti archeologici di natura sessuale che le fanno ricordare la sfrenata notte di passione con Andrea. Questi, però non si presenta all'appuntamento.
Delusa, Adriana riprende la sua routine. Ma, quando scoprirà che il cadavere brutalmente seviziato che sta analizzando in laboratorio è quello di Andrea, la sua vita non sarà più la stessa. Alla ricerca della verità sull'omicidio del ragazzo, la donna si addentra nei misteri e nella storia di Napoli aiutata dall'amico di famiglia Pasquale, che lavora come guida alla “Farmacia degli incurabili”, antico edificio dai maestosi arredi barocchi e che ospitò i migliori scienziati in epoca illuminista.
Se già la vita di Adriana è sconvolta dalla tragica scomparsa di Andrea e da strane visioni, lo è ancora di più quando incontra Luca, il gemello del ragazzo. Adriana decide di ospitarlo in casa sua e tra i due nascerà un rapporto ambiguo e morboso.
Adriana è redarguita dalla zia Adele dall'indagare sull'omicidio, poiché capisce che la nipote si sta addentrando troppo nelle viscere di Napoli, una città – secondo lei – che ti consuma l'anima. Adele, seppur con toni severi, cerca semplicemente di proteggere la nipote da un oscuro passato che nasconde un grave segreto di famiglia. Tuttavia, Adriana si spinge oltre e scoprirà da sola cosa si nasconde dietro i tragici eventi che hanno segnato la sua infanzia.
Eppure, proprio grazie a questa grave scoperta, la donna riesce finalmente a comprendere molti aspetti della sua vita e a trovare la pace con se stessa.
Giunge inoltre alla conclusione che forse il mistero di Andrea non verrà mai del tutto svelato, nonostante le indagini della polizia. Ma, dopo essere scesa così a fondo nella sua anima e nel suo inconscio, Adriana è pronta a risalire verso la luce e vivere serenamente, accettando e superando i traumi dell'infanzia e cancellando i fantasmi che l'hanno ossessionata.
La critica non è stata molto clemente con questo lavoro di Özpetek. Credo invece che Napoli velata sia un film molto valido, sia per la caratterizzazione dei personaggi, soprattutto quelli secondari, così pittorici e stravaganti, sia per i colpi di scena che per l'ambientazione nella Napoli storica.
Inoltre, si intuisce il fine lavoro del regista, che ricorda i grandi maestri del cinema, primo fra tutti Alfred Hitchcock, ovvero l'inserire la presenza di un tema e un'immagine ricorrenti in tutta la storia. In questo caso si tratta del velo, che dà anche il titolo al film: lo stesso Özpetek ha dichiarato che il velo non è metafora dell'occultare, bensì dello svelare la realtà che sta sotto di esso. Il velo ritorna in molte scene: da quella iniziale della “figliata” a quella finale, in cui Adriana si trova nella Cappella Sansevero (edificata per volere del principe Sansevero, un intellettuale megalomane che per il popolo era un alchimista stregone) dinnanzi alla statua del Cristo velato che, secondo le credenze popolari, è così realistico che si pensa sia stato realizzato da uno scultore grazie a una formula magica di marmorizzazione creata dal principe Sansevero in persona.
Napoli velata è un film che consiglio a tutti per vivere la magia di questa città troppo spesso sottovalutata.

lunedì 8 maggio 2017

VENIVAMO TUTTE PER MARE

 
di Julie Otsuka
2012

Un libro breve, che nelle sue poche pagine racchiude però decenni di storia ed eventi di cui, personalmente, non ero a conoscenza. Venivamo tutte per mare è un libro intenso e ricco di fatti che racconta le vicende di un gruppo di ragazzine giapponesi giunte per mare nell'America dei primi anni del Novecento.
La grande dote narrativa dell'autrice le permette di raccontare tramite un'unica voce corale una moltitudine di vicende che riguardano numerose ragazze, dando al lettore molti dettagli e informazioni sulla vita di tutte loro, senza tuttavia entrare nei dettagli di nessuna di loro.
Di queste ragazze sappiamo che salpano dal Giappone per raggiungere i loro futuri mariti (che hanno visto solo in fotografia), compatrioti che già vivono e lavorano in America e che hanno, a detta loro, raggiunto già una posizione sociale. Lo sguardo dell'autrice ci permette di cogliere le loro aspettative, le loro emozioni e le loro paure: hanno abbandonato il villaggio natìo per andare in un nuovo continente di cui non conoscono la lingua e le usanze. Nelle loro teste ronzano i consigli delle madri, che le hanno educate all'obbedienza e all'essere docili con i futuri mariti.
Al loro approdo negli Stati Uniti, però, il primo trauma: ad attenderle al porto non ci sono quei bei giovani affermati che hanno rimirato nelle fotografie, bensì uomini consumati dal duro lavoro nei campi e nelle piantagioni che vivono in totale povertà.
Le ragazze non hanno nemmeno il tempo di realizzare che sono state ingannate da famigerate agenzie di matrimonio, che arriva per loro il secondo trauma: un matrimonio lampo e la prima notte di nozze. Poche sono le fortunate andate in sorte a un uomo gentile; la maggior parte di loro viene brutalizzata e portata in un campo di raccolta di frutta o verdura a lavorare senza sosta sotto le direttive di un latifondista, mentre altre vengono impiegate come prostitute e altre ancora condotte in case lussuose per diventare le domestiche di qualche ricca signora “bianca”.
Accanto a loro, uomini di cui non sanno nulla – solo che vivono in povertà – e che lavorano come muli dall'alba al tramonto.
Le condizioni in cui vivono le ragazze condotte nei campi di raccolta sono forse le peggiori: alcune di esse vivono in baracche e altre ancora direttamente sotto gli alberi.
Ed è qui che partoriranno i loro figli, mentre altre saranno rispedite al mittente (ovvero le famiglie in Giappone) poiché non sono in grado di garantire al marito una prole.
Passano gli anni e queste ragazze sono ormai donne. Alcune di loro sono riuscite a trovare un punto di incontro con gli sconosciuti che hanno sposato, altre invece continuano a considerarli tali.
Nel frattempo molte di loro, con fatica e sacrificio, sono riuscite ad aprire una piccola attività con il marito e si sono create una posizione di rispetto nel quartiere degli immigrati, vivendo comunque in maniera morigerata.
Non dimentichiamo che siamo nell'America razzista e intollerante dei primi decenni del Novecento: i giapponesi devono subire gli stessi trattamenti degli afroamericani e di tutte le altre minoranze.
Nonostante le avversità quotidiane cui queste donne forti devono far fronte, tra le difficoltà economiche, la sottomissione ai mariti e la ribellione dei figli ormai grandi che vogliono vivere all'occidentale, molte di loro riescono a costruirsi una vita quasi normale tra lavoro e famiglia.
Eppure, l'imprevisto è sempre dietro l'angolo: questa volta sarà un evento di portata storica a cambiare radicalmente quella vita tanto faticosamente conquistata. Nel dicembre del 1941, durante la Seconda Guerra Mondiale in corso in Europa, l'America viene attaccata dall'esercito giapponese nella battaglia di Pearl Harbor e gli Stati Uniti entrano così in guerra. Da questo momento ogni migrante giapponese stanziato in America, seppur con cittadinanza americana, viene preventivamente deportato in campi di internamento siti per lo più nell'entroterra occidentale.
Anche le famiglie delle protagoniste del romanzo verranno costrette ad abbandonare quanto con fatica erano riuscire a costruire per andare, di nuovo, verso l'ignoto.
Si conclude così un romanzo breve ma denso di storia, che consiglio vivamente a tutti di leggere.



venerdì 11 novembre 2016

Indiana Jones, archeologo avventuriero. Dalla saga di Spielberg al mercato editoriale



Indiana Smith, questo il nome inizialmente pensato per l'archeologo del grande schermo famoso in tutto il mondo. Poi, George Lucas (l'autore) e Steven Spielberg (il regista) ci hanno ripensato e hanno deciso di battezzarlo Indiana Jones.
Tom Selleck, invece, l'attore scelto per la parte. Almeno, all'inizio. Selleck è vincolato dal contratto per la serie tv che sta girando, Magnum P.I., quindi non può recitare per altre produzioni. Si opta allora per l'emergente Harrison Ford, lo Ian Solo di Guerre Stellari, di cui Lucas è ideatore e regista.
Un uomo rude ma di bell'aspetto, eroe umano con alcuni difetti, cinico e disincantato quanto basta, colto professore poliglotta e avventuriero archeologo, cacciatore di reperti mitici. Cappello, frusta e tracolla sono gli accessori che lo indossa per sconfiggere il cattivo di turno. Il tutto condito con l'inconfondibile leitmotiv curato da John Williams. Gli ingredienti per una saga di successo ci sono tutti, tanto che a oggi siamo a quattro film: I predatori dell'arca perduta (1981), Indiana Jones e il tempio maledetto (1984), Indiana Jones e l'ultima crociata (1989) e Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (2008).
Vi dico già da subito che chi scrive è una purista della serie, che rimarrà nella mia mente una trilogia: associo difficilmente il quarto capitolo della saga ai primi tre episodi, perché da piccola sono cresciuta a “pane e Indiana Jones” e quindi per me Indiana non può invecchiare. Ho visto e rivisto una quindicina di volte circa ciascuno dei primi tre film, mentre il quarto solo due volte e non mi cattura come i suoi predecessori.
Per leggere l'intero articolo e scoprire altre curiosità sull'archeologo più famoso del grande schermo, cliccate qui, sulla rivista Libreriamo...

martedì 30 agosto 2016

22/11/'63


di Stephen King
2011

22/11/'63, la data della morte del 35° presidente americano, John Fitzgerald Kennedy.
22/11/'63, a mio avviso, uno dei migliori romanzi di Stephen King.
Il più controverso presidente della storia e il re del brivido letterario si incontrano in un volume di 767 pagine che, nonostante la mole, si leggono tutte d'un fiato.
22/11/'63 è senza dubbio un grande romanzo di fantascienza – il protagonista cerca di impedire l'assassinio di Kennedy attraverso un varco temporale che lo riporta alla fine degli anni Cinquanta – ma è anche, per molti critici, un romanzi storico, data la dovizia dei dettagli della vita negli Stati Uniti degli anni Cinquanta e Sessanta.
Personalmente, mi immagino Stephen King che sguinzaglia i suoi aiutanti per biblioteche e archivi storici alla ricerca di tutte le informazioni sullo stile di vita e la mentalità dell'epoca. I più critici ritengono addirittura che King non sia nemmeno l'autore materiale dei suoi ultimi libri, che farebbe scrivere da ghostwriter, per apporvi solo alla fine la sua redditizia firma.
Questo, ovviamente, non ci è dato sapere. Quello di cui sono sicura è che 22/11/'63 è un'immensa mole di lavoro, che è stata perfettamente gestita e dove ogni elemento trova il proprio posto: l'anima dei personaggi è indagata nel profondo, gli eventi e le storie si intrecciano in modo impeccabile e coerente, i colpi di scena non mancano e la curiosità di sapere cosa succederà al protagonista è sempre alta.
Finita la lettura mi è parso di dover dare l'addio al protagonista, Jake Epping, come se fosse una persona reale alla quale mi ero affezionata.
Jake è un insegnate che vive nel Maine, a Lisbons Fall, ed è appena stato abbandonato dalla moglie. L'uomo, per arrotondare lo stipendio, tiene dei corsi serali per adulti. Mentre corregge il tema di Harry Dunning, il bidello claudicante della scuola, Jake viene a conoscenza della sua tragica storia. Nella notte di Halloween del 1958 Dunning, all'epoca bambino, sopravvive alla furia omicida del padre alcolizzato che uccise l'intera famiglia con un martello. Questa storia colpisce profondamente Jake.
Nel frattempo l'anno scolastico giunge al termine e Jake si ritrova, solitario e depresso, a mangiare come d'abitudine alla tavola calda di Al Tempelton. L'uomo, all'improvviso, gli rivela un segreto che darà una svolta alla sua vita: nel retro del locale c'è un varco temporale che porta al 9 settembre del 1958. Al Tempelton gli spiega inoltre che è sua intenzione sfruttare questo varco per cambiare il corso della storia e impedire l'assassinio del presidente Kennedy al fine di evitare la guerra del Vietnam e la morte di tantissimi soldati.
Jake ha modo di appurare che Al non mente, provando a varcare di persona la soglia temporale e trovandosi effettivamente nel 1958. Al racconta all'insegnate tutti i dettagli che è riuscito a scoprire sul funzionamento del varco durante i suoi ripetuti viaggi nel passato: ogni volta che si fa ritorno al 1958, le modifiche fatte in precedenza agli eventi si annullano e la storia si “resetta”. Al scopre inoltre che il passato è restio a essere cambiato, come se fosse governato da una forza animata che oppone resistenza ai cambiamenti e a chi cerca di provocarli.
Al rivela a Jake di essere gravemente malato e cerca quindi di convincere l'insegnate a compiere il salvataggio di Kennedy al suo posto. Jake, scettico sulla possibilità di riuscita dell'impresa, decide di pensarci. Nel frattempo, vuole testare il varco temporale e tornare indietro nel tempo per sventare la strage della famiglia del bidello Dunning. Giunto nel 1958, Jake assume una nuova identità: sarà George Amberson, scrittore in cerca di tranquillità per scrivere il suo romanzo.
Si stabilizza così nella cittadina natale di Dunning, Derry, in attesa che giunga la notte del 31 ottobre. Durante questo periodo Jake/George faticherà molto a integrarsi nella comunità, a causa del clima di tensione e sospetto nei confronti dei forestieri. La cittadina è infatti succube di un misterioso killer di bambini. Si tratta di It, il clown assassino protagonista dell'omonimo romanzo di King del 1986, che non viene però menzionato direttamente dal narratore.
Jake/George riesce a sventare in extremis la strage dei Dunning e a salvare l'intera famiglia. Fatto ritorno al 2011 scopre però che Harry Dunning è morto successivamente nella guerra del Vietnam.
La situazione per Jake si complica quando Al si suicida per indurlo a compiere la missione di salvare JFK. Jake si vede così costretto a ritornare al 1958 e ri-salvare Dunning e restare nel passato fino al 1963 per impedire la morte di Kennedy, evitando così la guerra del Vietnam e la morte di Dunning.
Ritorna quindi nel 1958 e ricomincia la vita di scrittore a Derry. Questa volta sventerà facilmente la strage dei Dunnig e partirà subito alla volta di Dallas, in Texas, in attesa del giorno fatidico, il 22 novembre 1963. Resterà tuttavia ben poco in città. Jake/George avverte un'oscura presenza che permea Dallas e decide così di trasferirsi in una piccola cittadina, Jodie.
Tra il '58 e il '63 Jake vivrà una doppia vita: insegnate e scrittore di giorno, investigatore improvvisato di notte. Si dividerà tra una bella casa in una comunità dove è amato da tutti e un appartamento fatiscente in periferia, dal quale potrà seguire le mosse di Lee Harvey Oswald, l'assassino di JFK.
Le indagini di Jake/George lo condurranno a conoscere ogni dettaglio della turbolenta vita di Oswald – personaggio realmente esistito e ritenuto unico responsabile della morte di Kennedy – un fanatico comunista e uomo violento. Quando non è alle prese con le indagini, Jake/George vive la sua nuova vita in stile anni Sessanta, facendo non poca fatica ad adattarsi alle abitudini di quell'epoca. Una volta entrato nel pieno spirito di quegli anni, l'uomo trova anche l'amore.
Sadie, la nuova bibliotecaria della scuola, conquista Jake/George con la sua spontaneità e i due iniziano una relazione. La loro storia d'amore è così profonda che l'uomo decide che, dopo la sua missione del 22 novembre, resterà negli anni Sessanta per sposare Sadie, senza fare più ritorno al 2011.
Tuttavia, Jake/George era stato avvertito da Al: il passato non vuole essere cambiato e oppone resistenza. Il 22 novembre 1963 è alle porte e, dopo una serie di peripezie e colpi di scena, arriva per Jake/George il momento di cambiare il corso della storia.
La missione avrà esito positivo, ma questo costerà una tragica perdita per l'uomo che, dopo il salvataggio di JFK, diventa un eroe nazionale.
Messo in fuga dai servizi segreti, che lo ritengono una spia sovietica, Jake è costretto a tornare al 2011. Scoprirà che la sua azione ha avuto conseguenze catastrofiche per l'America e il mondo intero, che versa in uno stato selvaggio e anarchico a causa di disastri ambientali e bombe atomiche.
All'uomo non resta che prendere una decisione: salvare l'intera umanità o tornare dalla sua amata Sadie?
Stephen King sfrutta una trama avvincente e ricca di suspence per trattare in maniera critica la cultura americana dei primi anni Sessanta, caratterizzata da razzismo, segregazionismo, bigottismo, tabù sessuali, fobia per il comunismo e isteria collettiva per le testate nucleari.
Finzione e realtà storica si fondono in maniera perfetta per raccontare le ansie e le fobie di un'America che oggi, forse, non è poi così diversa da quella degli anni Sessanta.

venerdì 11 marzo 2016

La casa degli spiriti, la dittatura cilena raccontata tra storia e narrativa



Ero una ragazzina quando ho visto per la prima volta il film La casa degli spiriti (1993) di Bille August. Ero rimasta incantata dalla storia della famiglia Trueba e dei personaggi femminili che popolavano le vicende di questa saga ambientata nel Cile del secolo scorso.
All’epoca non disponevo ancora di internet, quindi era inimmaginabile potersi informare sul film, sul regista e sugli interpreti. Ma, fortuna volle che ne parlai con mia mamma e lei mi disse che La casa degli spiriti era anche un romanzo di Isabel Allende (pubblicato nel 1982) e che quel libro era proprio uno dei suoi preferiti e si trovava su uno degli scaffali della libreria di casa.
Appena scovai il libro ne fui felicissima e lessi tutto d’un fiato la quarta di copertina e…bingo! Era proprio quello (sono scoperte che, quando sei una giovane lettrice in erba e non esiste wikipedia, ti esaltano come la scoperta di un tesoro).
Ovviamente iniziai a leggerlo subito ed ebbi modo di scoprire che il libro era ancor più bello del film. Mi lasciai trasportare nel mondo evocato da Isabel Allende e dai suoi personaggi. Man mano che leggevo la storia, chiedevo informazioni a mia mamma e lei mi raccontò del Cile, del presidente Allende (cugino del padre dell’autrice) e della dittatura di Pinochet; fatti storici, questi, attorno ai quali ruota la saga della famiglia Trueba e che ne influenzano la vita e le scelte dei personaggi.
Continuate qui la lettura dell'articolo, sulla rivista Libreriamo..

domenica 25 ottobre 2015

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, come sentirsi giovani a cento anni


Per la rivista Libreriamo oggi vi racconto di Allan Karlsson, lo stravagante protagonista centenario del romanzo Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve scritto dall’autore svedese Jonas Jonasson e pubblicato nel 2009. Dal romanzo è stato tratto un film, dall’omonimo titolo, diretto da Felix Herngren e uscito nel 2013.
Attraverso una moltitudine di avventure inverosimili che Allan vive alla veneranda età di cento anni, Jonasson trasmette ai lettori un messaggio positivo: la vita è sorprendente, in ogni momento, e bisogna vivere ogni esperienza come fosse un’avventura che permette di fare nuove conoscenze e intrecciare rapporti inaspettati, di amicizia e di amore, anche a cento anni.
Se volete sapere cosa succede ad Allan e cosa rivela il suo inaspettato passato, cliccate qui e lo scoprirete...